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HALLOWIET – Halloween in Vietnam di Roberto Manfredi

Per chi è della mia generazione la parola Vietnam è indissolubilmente legata ad un’altra terribile parola: “guerra”. Ancora oggi non posso fare a meno di stabilire questo legame: ogni volta che sento pronunciare o leggo la parola Vietnam, nella mia mente si accende la parola “guerra”.
La guerra del Vietnam durò un decennio, dal 1965 al 1975 e gli Stati Uniti d’America arrivarono a dispiegare più di mezzo milione di soldati contemporaneamente nel Vietnam del sud. Fu una guerra terribile, furono commesse incredibili atrocità che segnarono indelebilmente il Vietnam e i vietnamiti, ma che segnarono anche le coscienze di una intera generazione negli USA e nei paesi occidentali.
Nel 1975 gli USA si ritirarono definitivamente: fu la loro prima sconfitta militare. Almeno così credevo fino a poco tempo fa. Oggi non ne sono più tanto sicuro.
Se mi avessero ibernato nel 1974 e mi avessero risvegliato oggi in Vietnam, chiedendomi “chi ha vinto?”, avrei risposto sicuramente: “gli Stati Uniti”.
Perché è questo ciò che ho percepito nel mio viaggio nel Vietnam giusto un anno fa. Ad Hanoi, Saigon (che proprio non mi riesce di chiamare “Ho Chi Minh city”) e nelle altre città spuntano come funghi alti grattacieli, su cui campeggiano le insegne delle più importanti società del mondo industriale; su uno, a Saigon, la sera si accende la scritta VIETBANK, che al mio orecchio riecheggia sinistramente la parola “vietcong”. Ovunque si trovano centri commerciali, il consumismo dilaga. In compenso si pagano pochissime tasse, ma l’istruzione e la sanità sono a pagamento, sia nelle strutture pubbliche sia nelle strutture private: proprio come vuole Trump.
Sì, forse la ritirata del 1975 è stata un’abile mossa strategica: se gli Stati Uniti fossero rimasti oggi il Vietnam sarebbe diviso come la Corea, magari con un Nord in mano a qualche dittatore pazzo. Invece, ritirandosi dal Vietnam del sud, gli Stati Uniti hanno conquistato anche il nord. Per le strade si vede ancora qualche falce e martello e qualche ritratto di Ho Chi Minh, ma per lo più si tratta di paccottiglia per turisti.
Ciò che è autentico invece sono i locali che portano il simpatico nome di “Apocalipse Now”, i menu dei ristoranti che propongono cocktail che si chiamano “B-52”. il Wifi, collegato a internet, è libero ed efficiente ed è ovunque, a disposizione di chiunque: hotel, bar, ristoranti, anche in mezzo alla giungla; perfino i distributori di bibite nei parchi cittadini forniscono una connessione wifi. Adoro Disney. Ma un negozio quasi interamente dedicato ad Anna e Elsa di Frozen a Saigon chi se lo aspettava?
Ma forse la prova più eclatante della vittoria nordamericana sono i festeggiamenti per Halloween: i giovani vietnamiti celebrano questa festa con un entusiasmo che supera decisamente quello dei loro coetanei italiani. Strade intere piene di negozi e bancarelle dedite alla vendita di zucche, maschere e altri accessori, giovani mascherati per la strada, locali che sparano musica da discoteca affollati da ragazzi in costume. Intendiamoci, non ho nulla contro questa simpatica festa, ma ciò che sta succedendo oggi in Vietnam mi stordisce, annebbia le mie capacità di comprensione. Forse sono solo troppo vecchio, ma sento ancora l’odore del napalm al mattino. E non mi piace.
Happy Halloween Vietnam!

Roberto Manfredi

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