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Mar d’Aral, Uzbekistan: il più grave disastro ambientale della storia – di Roberto Manfredi

Mar d’Aral

Mar d’Aral, di Roberto Manfredi, C’era una volta il mare_03 – Una nave arrugginita sembra navigare in un mare senz’acqua

Mar d’Aral, Uzbekistan: il più grave disastro ambientale della storia – di Roberto Manfredi. Quello del Mar d’Aral è stato definito il più grave disastro ambientale causato dalla specie umana di tutta la storia; tanto più grave in quanto ampiamente previsto con larghissimo anticipo e ciò nonostante scientemente perseguito. Eppure da noi è quasi sconosciuto e nessuno ne parla. Trovandomi a passare in quella zona durante un recente viaggio, ho voluto documentarlo con queste fotografie.

C’era una volta il mare: il Mar d’Aral

Luogo: Repubblica autonoma del Karakalpakstan, Uzbekistan Date 26-27 Marzo 2018 Descrizione Moynak, nella parte più occidentale dell’Uzbekistan, era una ridente cittadina che sorgeva sulle rive del Mare d’Aral. Oggi il Mare d’Aral, agonizzante, si è ritirato a centinaia di chilometri di distanza.
L’Aral era uno dei laghi più grandi al mondo, e per la sua vastità (circa 300 chilometri di diametro) si era guadagnato il titolo di mare. Le sue acque erano molto pescose e gli abitanti di Moynak vivevano della pesca e della lavorazione del pescato, che veniva inscatolato sul posto in una fabbrica che riforniva tutta l’Unione Sovietica, di cui allora l’Uzbekistan faceva parte. Ma nel secolo scorso i piani quinquennali per lo sviluppo economico dell’URSS decretarono una folle idea: attingere dalle acque del principale affluente dell’Aral quantità d’acqua sempre più grandi, al fine di irrigare coltivazioni sempre più estese, specialmente di cotone.
Questa scelta avrebbe provocato la morte dell’Aral: era noto da studi commissionati all’uopo e di pubblico dominio, ma si trattava di un prezzo che l’URSS era disposta a pagare per poter scommettere sulla coltivazione del cotone.
Il ritrarsi delle acque cominciò nel 1960, dapprima lentamente, e dal 1980 divenne sempre più rapido; da allora l’Aral ha perso oltre il 90% della sua estensione.
In principio la sopravvivenza di Moynak e dei suoi abitanti fu garantita approvvigionando la fabbrica di pesce con il pescato del Mar Baltico, che veniva trasportato in Uzbekistan da qualche migliaio di chilometri di distanza.
Ma questa soluzione assurda non era destinata a durare. Con la dissoluzione dell’URSS il sistema divenne insostenibile, e gli abitanti della cittadina rimasero senza risorse.
Oggi questa città e la zona circostante sono precipitate nella miseria, il livello di vita qui è nettamente inferiore a quello, più che dignitoso, del resto dell’Uzbekistan. La città è priva di acqua corrente e di fognature, la fabbrica di pesce è caduta in rovina e tra le sue macerie si aggirano uomini e bambini che frugano alla ricerca di qualche pezzo di ferro arrugginito da rivendere per pochi spiccioli; sul fondo prosciugato del Mar d’Aral, ormai divenuto un deserto, è rimasta una rugginosa flotta di pescherecci abbandonati. Dall’alto si possono ancora vedere quelle che erano le coste di uno dei laghi più grandi del mondo
e immaginare l’acqua che lo riempiva. La quantità d’acqua che è stata sottratta è impressionante, e ora per raggiungere l’acqua sono necessarie diverse ore di fuoristrada su un fondo fangoso.
Tutta la zona è gravemente inquinata, il terreno è salato e ricco di scorie tossiche lasciate da una base militare abbandonata, situata in un isola dell’Aral, in cui si conducevano esperimenti sulle armi chimiche e biologiche e in cui sono ancora stoccati fusti contenti batteri dell’antrace e altri agenti patogeni.
Solo ora il governo uzbeko ha cominciato ad interessarsi alla situazione e un po’ di speranza è tornata. Nel frattempo i bambini giocano e sorridono.

Roberto Manfredi

Le Fotografie:
01
Un faro guidava le navi al porto di Moynak. Ora sorge di fronte a un deserto
02
Quella che era la flotta di pescherecci di Moynak ora giace, arrugginita in mezzo a un deserto che era il fondo del Mar d’Aral
03
Una nave arrugginita sembra navigare in un mare senz’acqua
04
Dalla nave che naviga in un mare senz’acqua si scorge il faro senza luce
05
Una gran quantità di conchiglie vuote giace in quello che era il fondo di un mare pieno di vita
06
Un bambino scava tra le macerie della fabbrica di pesce in rovina
07
Cerca qualche pezzo di metallo arrugginito da rivendere per pochi spiccioli
08
Un uomo si avvia verso casa al tramonto, trasportando gli arrugginiti frutti delle sue ricerche in un carrello anch’esso arrugginito
09
Due ragazzi si aggirano tra le macerie della fabbrica di pesce discutendo
10
Uno dei due porta sulle spalle un sacco di iuta in cui ha raccolto ciò che ha trovato
11
Le ricerche continuano anche fuori del recinto della fabbrica
12
Un’altro carretto arrugginito con il frutto della raccolta

13
 Un campo di basket sul terreno polveroso
14
Ma sembra che i bambini preferiscano la bicicletta
15
Tutta la zona è gravemente inquinata e il terreno è salato; quasi nulla vi cresce e solo le capre e le pecore riescono a trovare qualcosa da mangiare
16
La pastorizia è una delle poche attività produttive che è possibile praticare
17
Un triciclo nel cortile di una casa testimoni che, nonostante tutto, la vita continua
18
 Un lettino forse abbandonato o più probabilmente in attesa di un nuovo occupante
19
Una donna attraversa una strada polverosa dove i veicoli passano raramente
20
Ma la vita continua, i bambini nascono, e le nonne li portano a spasso
21
E li sorvegliano guardandoli con orgoglio
22
I bambini giocano allegri: forse c’è ancora speranza
23
E ci sorridono, giocando con un vecchio sidecar
24
Un bambina affacciata alla porta di casa guarda lontano e sorride; forse ha visto una speranza nel futuro

 

PhotoMilano club fotografico milanese

Francesco Tadini ha creato – consulta la sua pagina su questo sito all’indirizzo https://photomilano.org/francesco-tadini/ – nel giugno 2017 il gruppo Facebook “Photo Milano, passione (e non solo) per la fotografia” che comprende, attualmente, più di 2600 iscritti. Il club fotografico ha sede presso un’altra creatura di Francesco Tadini: la Casa Museo Spazio Tadini in via Niccolò Jommelli 24 a Milano che – insieme all’altra fondatrice della casa museo, Melina Scalise e alla curatrice e agente fotografica (oltre che coreografa di fama) Federicapaola Capecchi – supporta l’attività del club con l’organizzazione  di mostre fotografiche, workshop e serate conviviali.  Alle esposizioni collettive e personali  – da giugno 2017 a oggi – hanno partecipato centinaia di fotografi milanesi e non. Il progetto di PhotoMilano è nato con l’intento di unire e rafforzare le relazioni tra fotografi professionisti – di vari settori – e le migliaia di appassionati che nella fotografia vedono non solamente uno svago, ma un’occasione vitale di crescita progettuale ed espressiva.

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